real-juve 1-3 2018

Calcio

Real Madrid-Juventus 1-3 11/4/2018, le prime crepe dell'allegrismo

Per chi invece è solo interessato a ripercorrere la storia recente della Juventus e del calcio italiano, quella notte del Bernabeu rappresenta uno snodo molto importante.

Cristiano dopo la rovesciata-teaser

Una settimana prima, all'Allianz Stadium la qualificazione sembrava già ampiamente compromessa, anzi archiviata, anche per colpa di uno dei gol più belli e iconici nella storia del calcio.

Al minuto 64, con il risultato di 0-1 e partita e qualificazione tutto sommato ancora in bilico, Cristiano Ronaldo decideva di dar forma a una figurina in movimento. Se per gli italiani del secolo scorso la rovesciata-icona era quella di Carlo Parola finita su tutte le buste della Panini, per quelli di questo secolo è stata sostituita da questa sforbiciata di CR7 ad altezza siderale.

A posteriori, questa rovesciata ha rappresentato una sorta di teaser, uno spot accattivante che l'inserzionista propone al cliente potenzialmente interessato.

L'estate seguente, infatti, la rottura di Cristiano Ronaldo con Florentino Perez (annunciata a Champions appena conquistata) avrebbe portato il fuoriclasse lusitano a Torino.

Un trasferimento clamoroso, per quello che rappresentava, per quello che poteva essere ma soprattutto per quello che non è stato, e per gli strascichi che ha tuttora lasciato nei bilanci della Vecchia Signora.

Benatia, la gara perfetta rovinata

Mehdi Benatia è protagonista dell'episodio che cambia la storia, di quella stagione bianconera e non solo.

All'ultimo secondo dell'ultimo minuto di recupero, su una sponda di testa di Cristiano Ronaldo, il marocchino non controlla bene il corpo e travolge Lucas Vazquez.

Calcio di rigore, che Cristiano trasforma quando già i tempi supplementari sembravano cosa fatta.

E dire che il povero Benatia era stato perfetto per tutti i 90 minuti, mettendo spesso e volentieri la museruola allo stesso CR7. Purtroppo per lui, verrà ricordato più per questo episodio sfortunato che per altro.

Il dramma umano di Buffon e i fruttini

Un'altra cosa che rimane di questa partita anche a distanza di anni, è l'ironia dei soliti tifosi-anti già menzionati prima, per i quali il finale e il post-finale di questa partita regala soddisfazioni inimmaginabili.

Le dichiarazioni a caldo di Buffon sull'arbitro Oliver hanno dato materiale infinito agli haters, per una compilation di battute e trollate che sono arrivate - sempre originalissime - fino a pochi mesi fa, quando il portiere ha deciso di appendere i guantoni al chiodo.

In verità, un aspetto che si tende a dimenticare, o peggio a dar per scontato, è che quelle uscite di Buffon sul "bidone dell'immondizia al posto del cuore" e su patatine e fruttini, erano l'opinabile quanto umanissimo sfogo di un portiere quartantenne, che aveva appena perso l'ultimo treno per inseguire l'agognata Champions League, che in carriera più volte aveva sfiorato senza mai riuscire ad alzarla.

Allegri e la Juve col frustino

Per chi aveva visto la gara di andata, 0-3 con le cose che vanno tutte storte alla Juve compreso il rosso a Dybala, la partita di ritorno è un qualcosa di inaspettato.

Al 3' segna subito Mandzukic, che sempre di testa beffa di nuovo Keylor Navas nella seconda parte del primo tempo. Poco dopo l'ora di gioco, poi, un mezzo pasticcio del portiere costaricano e la prontezza di Blaise Matuidi producono il clamoroso 0-3, che fa da specchio perfetto con il risultato dell'andata. Come è stato possibile?

C'è sicuramente una componente di casualità, ma ci sono anche dei "pattern" allegriani che hanno sempre fatto parte del corredo tattico-strategico dell'allenatore livornese. O meglio, di quello che allenava una squadra senza rivali in Italia.

Già al tempo, la Juve di Allegri tendeva a gestire più che ad aggredire, anche se poi avrebbe avuto i giocatori per mangiarseli, gli avversari.

E forse non è un caso se le migliori partite della Juve dell'era Allegri siano quasi sempre quelle in cui la squadra era con le spalle al muro. Questi quarti di finale di Champions del 2018, ma anche l'anno seguente. Negli ottavi del 2018/19, la Juve di Allegri con Cristiano Ronaldo aveva perso malamente 2-0 al Wanda Metropolitano, contro l'Atletico Madrid. Il 3-0 del ritorno ribaltò tutto quanto, e ancora oggi rappresenta una delle più belle e spettacolari partite della Juve con Allegri in panchina.

Se vogliamo potremmo anche farne una metafora ippica, tanto cara ad "acciughina".

La sua Juve è spesso come un cavallo di gran talento ma che non è sempre disponibile all'impegno, e solo quando il fantino mette pesantemente mano al frustino, per recuperare i metri di svantaggio in dirittura d'arrivo, fa vedere di che pasta è fatto.

A volte basta un allungo per recuperare e vincere, altre no. A quella Juve imbottita di grandi giocatori bastava contro le rivali italiane e quelle medie europee, meno con quelle più forti.

Alla Juve di Allegri attuale, che del giocare sotto-ritmo fa quasi un vanto, svegliarsi dopo aver preso gli schiaffi a volte non basta nemmeno con Bologna e Frosinone. Con tutto il rispetto, s'intende.